Solidarietà
Cosimo Di Bari, Università di Firenze

Il vocabolo solidarietà è entrato nell’uso della lingua italiana attraverso il francese ‘solidarité’ e deriva dal latino ‘solidus’ (che sta per ‘solido’) e dal verbo ‘solere’ (che rimanda all’essere stabile, integro); riconducibile allo stesso vocabolo è anche ‘soldus’ (‘moneta’). A partire dal concetto di “integrità”, l’uso si diffonde in relazione alla comunità e al senso di assistenza reciproca, ‘solida’ appunto, tra i membri appartenenti a un gruppo: l’integrità si ritrova anche nel significato attribuito dalla sociologia per la capacità dei membri di una collettività di agire verso gli altri pensandoli come un soggetto unitario.

Per quanto si possano trovare contatti con alcuni vocaboli – in primis col vocabolo amicizia – che appartengono alla filosofia classica, è a partire dal XVIII secolo che il concetto di “solidarietà” inizia a diffondersi, soprattutto nella cultura francese. Qui, il vocabolo assume un significato sociale, attingendo dal diritto romano, in cui in solidum obligari aveva una precisa accezione giuridica, legata all’obbligazione alla quale devono rispondere insieme più debitori o creditori.

Nell’Encyclopédie di Denis Diderot e Jean-Baptiste Le Rond d’Alambert (pubblicata tra il 1751 e il 1780) questa accezione viene recuperata, facendo riferimento alla qualità di un’obbligazione secondo la quale i debitori si impegnano a pagare una somma ottenuta in prestito. Il significato giuridico è centrale anche nell’interpretazione che ne viene data nel 1835 all’interno del Dictionnaire de l’Académie française, quando il concetto rimanda a un impegno nel quale due o più persone assumono un obbligo l’una nei confronti degli altri; sempre in questa edizione del dizionario dell’Accademia francese si fa riferimento a un significato più ampio e più ‘sociale’, richiamando alla reciproca responsabilità tra due o più persone e anche a ciò che rende ‘solido’ un gruppo.

La storia del concetto di solidarietà si intreccia a quello di ‘fratellanza’ (fraternité), che proprio in ambito francese circola con insistenza tra la filosofia e la politica: per quanto il vocabolo abbia trovato spazio insieme a liberté ed egalité nel celebre motto associato alla Rivoluzione Francese, si può notare come la stessa rivoluzione non adottò la valenza universalistica di ‘fraternità’ che appartiene all’ottica cristiana e ad altri approcci, mettendo spesso al centro il principio di esclusione (la stessa definizione di citoyenneté distingueva tra cittadini attivi e passivi, negando a questi ultimi il diritto di voto). Gradualmente, nei decenni successivi, si torna a pensare alla fraternité in chiave di comune appartenenza a una società o perfino al genere umano e il concetto si lega proprio a quello di solidarietà.

Nella prima parte del XIX secolo nella filosofia francese inizia a circolare con sempre maggiore diffusione il concetto di solidarietà: si pensi, ad esempio, a Pierre Leroux e al suo significativo riferimento alla “mutua solidarietà tra gli uomini” come un impegno responsabile e reciproco tra soggetti alla luce di una comune appartenenza a un gruppo; ma si pensi anche a Charles Fourier, che indica la solidariété come strategia chiave per impostare un’ottica comunitaria: proprio a partire dal suo punto di vista si inaugura anche a livello politico l’attenzione per una ‘solidarietà repubblicana’.

In Émile Durkheim (1962) la solidarietà viene declinata in due accezioni: come solidarietà meccanica (tipica delle società ‘tradizionali’, intesa come insieme di credenze e sentimenti comuni a tutti i membri di un gruppo) e come solidarietà organica (tipica delle società ‘complesse’, intesa come insieme di individui accomunati da interessi e reciprocamente interdipendenti all’interno di una società caratterizzata dalla divisione del lavoro e dalla differenziazione sociale). La società moderna, sottolinea Durkheim, a causa della sua tendenza a differenziare il lavoro è basata su una struttura di integrazione che non presuppone relazioni interpersonali, ma si fonda prevalentemente su un modello di solidarietà istituzionalizzata e anonima. Il concetto di solidarietà diventa centrale secondo l’impostazione di Durkheim perché indica la necessità che tutti gli individui abbiano eguali opportunità di sviluppare le proprie capacità e di occupare posizioni sociali commisurate ad esse. In una società contrassegnata dalla divisione del lavoro, la vera solidarietà è pertanto garantita da un rispetto delle differenze tra gli individui. Questa visione è stata definita da alcuni autori “ottimista”, in quanto riconosce una natura transitoria a quei fenomeni di anomia sociale che tendono a caratterizzare la divisione del lavoro, pensando a un esito positivo nella misura in cui la specializzazione del lavoro porterà l’individuo – attraverso l’educazione – a prendere coscienza dell’appartenenza comune alla società e all’umanità.

Nella seconda metà del XIX secolo il concetto di solidarietà inizia a circolare anche nell’ambito di analisi sociologiche e politiche dei movimenti operai, nella consapevolezza che dal suffragio universale fosse necessario emancipare socialmente tutti gli individui. Anche se non è ricorrente l’uso di Karl Marx del vocabolo solidarietà, in molti autori che raccolgono la sua eredità è frequente il ricorso a tale concetto, parlando ad esempio di ‘solidarietà operaia’ o di ‘solidarietà di classe’, che diverranno tanto più forti, quanto più vengono acuite le contrapposizioni di natura economica, sociale, intellettuale. Significative, a riguardo, risultano le riflessioni di Robert Michels.

Accanto alle prospettive citate, il concetto di solidarietà è in uso anche nel solidarismo promosso ad esempio da Charles Gide: tra l’individualismo e il socialismo, quella del solidarismo è una ‘terza via’, che è rappresentata secondo Léon Bourgeois (2011) dalla proposta di un rinnovamento politico e sociale basato proprio sulla solidarietà universale come requisito per lo sviluppo individuale. La solidarietà è dunque un prerequisito per la libertà, pertanto gli uomini devono riconoscere il loro debito nei confronti della società e degli altri uomini.

Durante il XX secolo il concetto di solidarietà è impiegato da vari filosofi e sociologi, andando oltre il significato dei decenni precedenti, quando si soffermava principalmente sulle differenze sociali, andando a valorizzare anche le differenze culturali, sociali, etniche, di genere, ecc. La valorizzazione delle differenze si sviluppa parallelamente alle riflessioni di vari autori che assegnano all’Altro una grande rilevanza e che pertanto invitano ad adottare un punto di vista basato su apertura, su dialogo e interpretazione. La parola differenza viene impostata proprio come passaggio chiave anche del pensiero postmoderno e in particolare di alcuni autori come Richard Rorty, che assegnano al concetto di solidarietà un ruolo centrale per pensare la democrazia.

Negli ultimi decenni si possono identificare vari approcci relativi alla solidarietà che, pur in relazione tra loro, presentano significative differenze: a partire dalla teoria della giustizia, per arrivare alle teorie dei filosofi postmoderni. Individuando autori chiave in questo dibattito si possono citare ad esempio John Rawls (2007) e Richard Rorty (1989), ma anche Jurgen Habermas (2014).

Rawls, di fronte a una società sempre più contrassegnata da differenze e ad una sempre più inevitabile ineguaglianza, indica la necessità di pensare adeguate strategie per continuare ad assicurare la giustizia ai soggetti. Egli fa pertanto riferimento al concetto di fairness (che può essere tradotto in italiano col termine ‘equità), intesa come correttezza nei rapporti tra le persone che entrano in relazione competendo o cooperando tra loro. L’equità è nella visione di Rawls un requisito per coltivare la solidarietà, perché dovrebbe far maturare in ciascun individuo un senso di giustizia, un obbligo morale ad agire in modo corretto.

Le riflessioni tra solidarietà e giustizia vengono sviluppate anche da Jurgen Habermas, per il quale giustizia e solidarietà sono interdipendenti, dato che le norme morali hanno la funzione di tutelare i diritti e le libertà degli individui ma anche il bene del prossimo e della comunità a cui appartiene. Nella visione di Habermas, la solidarietà è parte integrante di una morale universalistica: superando i limiti di un particolare gruppo, nell’ottica di una comunità comunicativa ideale, è possibile pensare a una forma di solidarietà universale che si estende a tutti i soggetti.

Significativo risulta anche il punto di vista di altri autori – si vedano ad esempio Scholz (2015), Kolers (2014) e Rehg (2007) – per i quali occorre distinguere tra la solidarietà politica (legata alle lotte contro le ingiustizie e volontariamente assunte tra i partecipanti) e la solidarietà sociale (la quale si fonda su vincoli che vengono a instaurarsi tra membri di una comunità anche in assenza di unanime consenso). In base ai livelli di interdipendenza e del grado di condivisione tra i componenti di un gruppo, si possono riscontrare diverse forme di solidarietà sociale, dalle più effimere alle più stabili e le più finalizzate verso un bene comune condiviso.

Per Rorty la giustizia ha un ruolo di “prima virtù” all’interno di una società: egli ritiene che ogni contesto liberale e democratico dovrebbe essere caratterizzato da un equilibrio riflessivo, esito dell’accordo tra gli individui che aspirano alla giustizia. Tuttavia Rorty ritiene che non si possa fare riferimento a qualcosa che trascenda la storia e le istituzioni, in quanto ogni posizione di un filosofo è soltanto una voce da mettere in relazione con altre, in un dialogo/confronto tra una pluralità di punti di vista, piuttosto che con la ricerca di una verità assoluta.

In particolare, per Rorty tanto la filosofia quanto i filosofi non devono essere considerati servitori della verità, ma paladini della libertà democratica, rendendosi aperti al nuovo, cercando di cogliere e interpretare i mutamenti sociali e culturali senza la pretesa di universalizzarli. La solidarietà per Rorty è connessa al carattere cooperativo della cultura: è attraverso la condivisione sociale di valori che si può pensare a un modello di convivenza tra soggetti fondato sull’apertura e sull’attenzione verso i bisogni degli altri. La solidarietà non si scopre attraverso la riflessione, ma soltanto diventando più sensibili alla sofferenza e all’umiliazione subita da altre persone sconosciute.

Inoltre, sempre secondo Rorty, la solidarietà deve legarsi al concetto di ironia, da intendersi come una postura mentale e come un atteggiamento cognitivo: essa è l’opposto del senso comune e corrisponde a una capacità del soggetto di decentrarsi, di mettere da parte le pretese di conseguire essenze universali della conoscenza, della società, dell’uomo o della giustizia. L’ironia produce spiazzamento, dubbio, relativizzazione della propria prospettiva rispetto alle altre e per questo rappresenta uno strumento capace di interpretare e decostruire le pretese di una verità assoluta: essa può rendere dunque i soggetti consapevoli della loro fragilità e della loro contingenza e può alimentare, a partire da questa consapevolezza, la costruzione e la coltivazione di speranza, l’utopia di un futuro più democratico, caratterizzato da solidarietà tra gli uomini.

Il punto di vista di Rorty è stato criticato da alcuni. Per esempio, Norman Geras (1995) accusa il filosofo statunitense di cercare inutilmente un’idea di solidarietà che trascenda le differenze, senza comprendere come sia invece auspicabile pensare alla rilevanza di una natura comune e adoperarsi per ragionare insieme intorno a ideali che parlino di una natura umana comune o di diritti universali.

Tuttavia, si può osservare la pertinenza di queste definizioni di solidarietà rispetto all’epoca attuale, caratterizzata appunto da fragilità, incertezza, precarietà. Anche se il concetto continua ad essere utilizzato secondo sfumature ben diverse tra filosofi di aree e di correnti diverse, si tratta di riflessioni particolarmente utili nell’epoca attuale, in cui il concetto di solidarietà, come già avvenuto in passato, si presta anche a ‘usi’ discutibili (si pensi ad esempio alla declinazione in chiave ‘nazionalistica’), che portano alla negazione delle differenze e alla ricerca degli aspetti in comune tra soggetti appartenenti alla stessa comunità o allo stesso gruppo sociale (Loiodice e Ulivieri, 2017). Al contrario, l’auspicio è quello di coltivare un’idea di solidarietà che rimandi alla comune appartenenza al genere umano. Che porti a pensare allo sviluppo non tanto in termini economici, quanto in termini ‘umani’. In riferimento, si pensi ad esempio al capability approach promosso da autori quali Amartya Sen (2000) e Martha Nussbaum (1999), ma anche alla prospettiva di formazione di uomo planetario, ‘solidale’ verso l’umanità ma anche verso il pianeta, come suggerito da Edgar Morin (2001).

Bertin, G. M. (1953). Etica e pedagogia dell’impegno. Marzorati.

Bourgeois, L. (2011). La costruzione della solidarietà. Rubbettino.

Durkheim, É. (1962). La divisione del lavoro sociale. Edizioni di comunità.

Freire, P. (1971). La pedagogia degli oppressi. Mondadori.

Geras, N. (1995). Solidariety in the conversation of Humakind. Verso.

Habermas, J. (2014). Nella spirale tecnocratica. Laterza.

Kolers, A. (2014). The priority of solidarity to justice. Journal of Applied Philosophy, 31 (4).

Loiodice, I., Ulivieri, S. (2017). Per un nuovo patto di solidarietà. Progedit.

Morin, E. (2001). Sette saperi necessari all’educazione del futuro. Cortina.

Nussbaum, M. C. (1999). Coltivare l’umanità. Il Mulino.

Rawls, J. (1982). Teoria della giustizia. Feltrinelli.

Rehg, W. (2007). Solidarity and the common good: An analytic framework. Journal of Social Philosophy, 38 (1).

Rorty, R. (1989). La filosofia dopo la filosofia. Laterza.

Scholz, S. (2015). Seeking solidarity. Philosophy Compass, 10 (10).

Sen, A. (2000). Libertà è sviluppo. Mondadori.

Voce Solidarietà, In Enciclopedia Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/solidarieta_%28Enciclopedia-Italiana%29/ (consultato il 15 maggio 2020).

Per citare questo testo:

Di Bari, C., (2020, 13 novembre). Solidarietà. In M. Milana & P. Perillo (Cur.) Progetto RE-SERVES: Costrutti chiave. https://www.re-serves.it/