Cittadinanza
Roberta Silva, Marco Ubbiali
Università degli Studi di Verona

Il concetto di cittadinanza prende le mosse dalla cultura greca e in particolare dal pensiero di Aristotele. Tuttavia, nel corso del tempo, esso si è arricchito del contributo di numerosi pensatori, ed in epoca contemporanea si sono rivelate centrali le scienze politiche e la sociologia. Tra i sociologi spicca Thomas Humphrey Marshall, che vede la cittadinanza come una dimensione multipla che intreccia aspetti politici, giuridici, sociali ed economici. Questa visione è stata in seguito approfondita da diversi studiosi che hanno variamente interpretato la relazione tra individuo e stato, articolandosi in un dibattito internazionale particolarmente ampio, che ha messo in luce le multiple dimensioni della cittadinanza (es. politica, giuridica, sociale, identitaria, educativa) (cfr. Milana, 2008). La dimensione educativa, in particolare, ha messo in luce la necessità di promuovere lo sviluppo di un ‘essere cittadino’ che non si esaurisca nella dimensione ‘formale’ (es. giuridica), ma che sappia nutrirsi di responsabilità, rispetto dell’altro e pensiero critico, senza dimenticare le sfide poste dalla globalizzazione, dalla rivoluzione tecnologica e dalle trasformazioni economiche e demografiche (Cogan, 2014).
Nel progetto RE-SERVES il concetto di cittadinanza è assunto nella sua dimensione educativa, attraverso una riscoperta della sua radice filosofica, che prende avvio dal pensiero aristotelico, secondo il quale l’uomo è per natura essere politico (come espresso nell’Etica Nicomachea). Su queste basi Hannah Arendt (1958/1989) argomenta che una vita vissuta solo nello spazio privato non permette all’essere umano di realizzarsi nella sua pienezza: con la partecipazione attiva nella polis si dispiega la vita del singolo insieme alla vita della comunità. Assumendo la matrice aristotelica è così possibile fondare un approccio pedagogico alla cittadinanza: la piena realizzazione, o fioritura, dell’essere umano avviene attraverso la cura, una pratica che si agisce, in modo formativo, verso di sé, verso l’altro, verso lo spazio comune. E la cura è pratica animata dalle virtù: in particolare la cura dello spazio comune è caratterizzata dalla virtù della giustizia e del rispetto, come argomentato nei dialoghi socratici, virtù che danno forma a un’esperienza topica dell’umano che è l’amicizia (Mortari, 2008), la virtù politica per eccellenza.
L’approccio pragmatista, che pure affonda le proprie radici nel pensiero aristotelico, caratterizza l’esperienza di cittadinanza come attiva e democratica: attiva, perché si traduce in un’azione di impegno civico e sociale, cioè in un agire secondo le virtù politiche; democratica, perché considera gli altri portatori, al pari di sé, di bisogni e di diritti, ma anche di potenzialità e capacità d’azione (Dewey, 1916/1974). Educare alla cittadinanza, in questa visione, è dunque offrire esperienze in cui si possano agire e pensare la cura e le sue virtù politiche (Mortari, 2008).

Riferimenti bibliografici minimi

Arendt, H. (1989). Vita activa. Bompiani. (Originariamente pubblicato nel 1958)

Cogan, J., (2014). Citizenship for the 21st century: setting the context. In J. Cogan & R. Derricott, R. (Cur.), Citizenship for the 21st century: An international perspective on education. Routledge.

Dewey, J. (1974). Democrazia ed educazione. La Nuova Italia. (Originariamente pubblicato nel 1916)

Milana, M. (2008). Is the European (active) citizenship ideal fostering inclusion within the union? A critical review. European Journal of Education, 43(2), 207-216.

Mortari, L. (2008). A scuola di libertà. Raffaello Cortina.

Per citare questo testo:

Silva, R., & Ubbiali, M. (2020). Cittadinanza. In M. Milana & P. Perillo (Cur.) Progetto RE-SERVES: Glossario. https://www.re-serves.it/