NEET (Not in Education, Employment, or Training)
Francesco Agrusti e Anna Aluffi Pentini
Università degli Studi Roma Tre

NEET, acronimo di “Not in Education, Employment, or Training”, è la definizione usata per indicare giovani che non lavorano e non sono inclusi in percorsi di formazione o di educazione formale all’interno di diverse classi d’età: 15-24, 15-29 o 15-34 anni. Il termine NEET è apparso nel Regno Unito alla fine degli anni ‘90 in seguito all’introduzione, nel 1988, di modifiche alla normativa sulle indennità di disoccupazione per i giovani; viene ora utilizzato in tutta l’Unione Europea estendendone la definizione originaria e comprendendo sia i disoccupati sia gli inattivi dal punto di vista economico ed educativo. Ancora oggi la definizione di NEET, pur essendo ampiamente utilizzata in ricerche internazionali, appare come complessa, eterogenea e problematica (Yates & Payne, 2006). È un termine che definisce i giovani per ciò che non sono, rischiando di promuovere una percezione negativa di una pluralità di giovani che vivono situazioni e difficoltà diverse, soprattutto in virtù delle variabili di ordine sociale, politico, economico e culturale che influenzano gli sviluppi di tale fenomeno nei diversi paesi, e che ne hanno ampliato il campo di analisi (Quintini et al., 2007).
In virtù di tale complessità, Eurofound (2012) identifica sei fattori che aumentano la possibilità di rientrare nella categoria NEET:

  • basso livello di istruzione;
  • disabilità;
  • background migratorio;
  • ambiente familiare difficile;
  • vita in zone remote;
  • basso reddito familiare.

Questi fattori devono essere ricercati in tre livelli: macro (l’economia, il sistema educativo), meso (l’istituzione educativa, il datore di lavoro) e micro (l’individuo).
Facendo riferimento all’Italia, secondo i dati Eurostat 2018, il nostro è il Paese europeo con la più alta percentuale di NEET (23,4%), ossia giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, né studiano, né si stanno formando. Si tratta di un universo molto complesso ed eterogeneo in cui le dimensioni individuali e quelle sociali si intrecciano, ma nel quale è possibile rintracciare un elemento comune: il rischio di marginalità ed esclusione sociale (Alfieri et al., 2014).
Nel report dell’UNICEF del 2020, dal titolo “Il silenzio dei NEET”, considerando 41 paesi più ricchi al mondo, si mette in evidenza come i bambini che partono da una condizione svantaggiata, vedono peggiorare la loro condizione se non sono applicate politiche educative efficaci. Ciò concerne anche l’Italia, la cui situazione è analizzata, nel suddetto Report, secondo la letteratura dedicata, facendo riferimento a una tipologia definibile come ‘mediterranea’, caratterizzata, da un lato, dai contratti di lavoro flessibili, dalla dipendenza economica prolungata dalla famiglia e dall’allungamento degli iter formativi che ritardano fisiologicamente l’ingresso nel mondo del lavoro; dall’altro, vi è l’individualizzazione e differenziazione dei percorsi biografici individuali che ha prodotto nuove forme di fragilità: la scelta degli iter scolastici per ottenere migliori e più elevati livelli d’istruzione è una delle cause che allontana i NEET non solo da maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro ma non consente anche l’accesso a posizioni lavorative stabili e di una certa rilevanza sociale (UNICEF, 2020).
In quanto soggetti a rischio, i NEET sono tra i destinatari del progetto RE-SERVES, nel quale si promuove, attraverso l’acquisizione di competenze e conoscenze specifiche e l’uso di corsi massivi a distanza, la progettazione di nuove politiche e pratiche educative volte a migliorare la loro occupabilità e inclusione.

Riferimenti bibliografici minimi

Alfieri, S., Rosina, A., Sironi, E., Marta, E., & Marzana, D. (2014). Un ritratto dei giovani Neet italiani, La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2014. Il Mulino.

European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions. (2012). NEETs, young people not in employment, education or training: Characteristics, costs and policy responses in Europe. Publ. Off. of the Europ. Union. http://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_files/pubdocs/2012/54/en/1/EF1254EN.pdf.

Quintini, G., Martin, J. P., & Martin, S. (2007). The Changing Nature of the School-toWork Transition Process in OECD Countries, in OECD Factbook 2007, Paris: OECD Publishing.

Yates, S., & Payne, M. (2006) Not so NEET? A Critique of the Use of ‘NEET’ in Setting Targets for Interventions with Young People. Journal of Youth Studies, 9(3), 329-344. DOI: 10.1080/13676260600805671.

UNICEF. (2020). Il silenzio dei NEET. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio.     https://www.unicef.it/Allegati/Il_silenzio_dei_NEET.pdf

Per citare questo testo:

Agrusti, F., & Aluffi Pentini, A. (2020). NEET (Not in Education, Employment, or Training). In M. Milana & P. Perillo (Cur.) Progetto RE-SERVES: Glossario. https://www.re-serves.it/